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21  gennaio  2019
Al via il progetto "Prima persona plurale"

E' stato presentato oggi, presso il Comune di Cuneo, "Prima Persona Plurale", un progetto non solo di accoglienza e inclusione dei soggetti senza fissa dimora della città ma anche e soprattutto un "modus operandi" che gli attori coinvolti vorrebbero adottare negli anni a venire.

Il progetto è stato presentato alla I^ commissione consiliare nella serata di ieri (lunedì 21 gennaio) nel salone del Consiglio comunale del capoluogo.

Presenti - oltre al vicesindaco Patrizia Manassero e alla presidente della cooperativa MoMo Elisa Gondolo - i rappresentanti della Croce Rossa, della Compagnia San Vincenzo, della Caritas, della parrocchia del Cuore Immacolato, della Papa Giovanni e della cooperativa Emanuele: tutte realtà già protagoniste nell'ambito del sostegno ai senza fissa dimora.

"Prima Persona Plurale", in un anno di attività progettuale di base, si propone di accogliere 15 soggetti senza fissa dimora in 6 strutture per autonomia abitativa, creando per ciascuno di essi percorsi di accompagnamento e autonomia perché possano non solo inserirsi nella società come membri attivi e produttivi tramite tirocini e corsi di formazione, ma anche comprendere cosa comporti il passaggio dalla loro situazione "d'origine" a quella che li vede impegnati nella gestione di una casa inserita in una struttura e in un quartiere.

Il tavolo di lavoro del progetto, poi, potenzierà e mapperà i servizi a bassa soglia (come dormitori o mense) esistenti in città perché possano rispondere alle esigenze dei vari soggetti, incontrandosi mensilmente per indirizzare l'andamento del progetto.

Dei 6 alloggi compresi all'interno del progetto, la maggior parte si trovano già occupati; alcuni dei 15 soggetti che diverranno protagonisti di "Prima Persona Plurale", quindi, sono già stati individuati. 

Il progetto si avvarrà di un contributo totale (in fondi europei) di 207mila euro, bastevoli per ora a supportare il percorso per il tempo e il numero di soggetti indicati. L'obiettivo, però, è quello di creare un sistema condiviso che unisca e rinforzi le varie attività già presenti sul territorio: è questo - secondo le associazioni e l'amministrazione - l'unico modo per affrontare la questione dei senza fissa dimora, che secondo i dati del 2016 riguarda 86 cuneesi.

 

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