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11  gennaio  2019
Dodici mesi per cancellare i nostri pregiudizi sull'accoglienza

La tentazione di raccontare il 2018 come un anno particolare, inconsueto, a tratti regressivo, è certamente molto forte, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti legati all'approvazione del discusso Decreto Sicurezza, alla inspiegabile assenza dell'Italia a Marrakeck per la firma del Patto Globale delle Migrazioni o alla visibile diminuzione degli sbarchi. All'analisi dei fatti, però non sembra essere andata proprio così. Anzi, il 2017 e il 2018 potremmo descriversli come anni diversamente uguali. Diversi perchè il Governo del nostro Paese un anno fa era nelle mani di uno schieramento di centrosinistra, mentre oggi in quelle di una coalizione gialloverde. A parte questo aspetto, però, sul fronte dell'immigrazione la diversità appare più che altro di carattere cromatico visto che non si sono registrati elementi di grande discontinuità.

Nel 2017 l'allora ministro dell'Interno Minniti firmò un accordo con la Libia per contenere i flussi verso l'Italia. Un anno dopo il Governo Conte ha semplicemente confermato la volontà di rafforzare questa partnership con il Paese nord-africano. Un anno e mezzo fa il Ministro dell'Interno del Governo Gentiloni allontanava le Ong dal Mediterraneo con l'introduzione del Codice di Condotta. 
Un anno dopo il ministro Salvini bloccava le navi delle Ong nei porti italiani. Anche sul fronte normativo nessuna novità: il Governo Gentiloni varava nella primavera 2017 il Decreto Minniti sull'immigrazione, a cui ha fatto prontamente eco, l'anno successivo, il cosidetto Decreto Salvini, anch'esso dal tenore fortemente securitario. 

Quello che a tratti è parso un gioco degli specchi, ha evdentemente una sua logica precisa. Entrambi i Governi, infatti, hanno registrato a distanza di 12 mesi l'uno dall'altro tassi di gradimentomolto elevati sul tema dei migranti. Il problema non si può ridurre a mere strategie politiche, ma va ricondotto a una questione più profonda, che attraversa tutta la società. La particolare "attenzione" istituzionale sul tema dei migranti è figlia di un malessere diffuso in questi anni, in assenza di risposte adeguate, si è catalizzato sui più vulnerabili, spesso dipinti come la causa di tutti i mali. E chi ha compreso questa dinamica l'ha strumentalmente utilizzata per alimentare la macchina del consenso. Il 2019, dunque, sarà un banco di prova non tanto per la politica di palazzo, ma per le nostre comunità, che dovranno riappropriarsi di quei valori fondamentali che vedono nel Vangelo e nella Costituzione due punti di partenza irrinunciabili per formulare scelte che abbiano al centro la persona umana. 
 

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